La bella scrittura a volte si presta a cause abiette, come quella di farti familiarizzare con persone che non avresti mai voluto conoscere e delle quali non vorresti sapere un bel niente. Certi romanzi, però, sono proprio così: non direi falsi, perché l’immaginazione è essa stessa una cosa reale, ma infìdi. E da questo punto di vista Kairos è un autentico trabocchetto.
In realtà è sempre tempo per una struggente, complicatissima storia d’amore, ed il mito del “momento opportuno”, a questo proposito, lascia un po’ il tempo che trova. Quali che siano i protagonisti, anche se ci possono sembrare assortiti tanto male da esser stati presi a caso da un mucchio di orfani in cerca d’autore, una storia d’amore contiene sempre, in linea di massima, tutto quello che occorre. Frustrazione, manipolazione, menzogna: mescolare bene e servire ghiacciato.
Jenny Erpenbeck sceglie di far succedere tutto a ridosso della caduta del muro, in una Berlino già sospesa nel futuro ma ancora non padrona di sé stessa. Per decine di pagine si attende che l’affascinante contesto storico, descritto con delicata puntualità, si sviluppi assumendo il ruolo di termine di paragone in una similitudine che coinvolga una relazione tossica, destinata a un crollo inesorabile. Ma questa cosa poi, inspiegabilmente, non succede.
La relazione va invece per conto suo, seguendo il suo destino annunciato e Berlino, con tutto il mondo intorno, fa altrettanto. Avviene all’unisono, ma i due livelli restano distanti, senza contaminarsi. Come abbia resistito a questa opportunità, l’autrice, non lo so. Premiatissima e celebrata, sembra essersi voluta, invece, accontentare di un bellissimo quanto disturbante romanzo rosa, che già – a pensarci – non è poca cosa.
Kairos
Jenny Erpenbeck
Sellerio, 2024